Effetto “sifone”: anche i risparmi espatriano dalla povertà.

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Anche i soldi migrano al nord: 2% del PIL annuo del sud-globale finisce nei G7, con guadagno pari all’ 1% del PIL, senza rischio aggiunto.
Fronte banconota da un dollaro americano. PHOTO: Guido Cocconi
Ai BRICS non conviene reinvestire i risparmi localmente se nei paesi già ricchi garantiscono rese finanziarie superiori. L’effetto è un “sifone” di ricchezza dal Sud al Nord.

Dal 2000 le disuguaglianze economiche tra Nord e Sud globale sono in aumento. I ricercatori dimostrano che il divario tra le economie nel mondo è frutto di un vantaggio strutturale dei G7 nell’architettura dei mercati finanziari. La conseguenza è un flusso di capitale dal sud verso il nord del mondo.

La vera capacità delle economie emergenti è soffocata dalla “mole dei ruoli” monetari nel sistema finanziario. Dollaro americano ed Euro hanno mano forte.

Spitzl, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons.
Riserva valutarie globali, Dati.

Il Word Inequality Lab (osservatorio di ricerca sulle disuguaglianze economiche) ha analizzato i rendimenti dei portafogli finanziari di 216 economie dal 1970 al 2022 in proporzione al proprio PIL.

Lo studio poi pubblicato nel 2024 conclude che il rendimento netto, cioè il saldo tra guadagni e passività dei vari asset esteri aumenta solo per il 20% della popolazione più ricca del mondo (USA, Giappone, Europa, Oceania) mentre il saldo per i paesi BRICS è in passivo.

Ciò rende all’occidente un guadagno pari all’1-2% del proprio PIL, senza ulteriori rischi d’impresa, e questo rendimento è un frutto di vantaggi istituzionali,  come l’emissione di Dollari dalla FED o euro dalla BCE  e tutti gli asset finanziari indirettamente legati a questi.

Questi asset a basso interesse, come i bond statali legati alle monete euro e dollaro, sono molto attraenti. Il basso interesse le certifica come investimenti di qualità a rischio basso. I risparmi del sud del mondo vengono scommessi su  “portafogli” grossi con monete “di valore”.

Radom1967, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.
Paesi per ricchezza totale (miliardi di dollari), Credit Suisse 2022.

Questo ha un  effetto paradossale sulle ricchezze del sud-Globale che per mantenere valore e garantirsi una resa sono reinvestiti nelle economie già ricche. Questa migrazione di capitali impoverisce i paesi BRICS per in media circa il 2-3% del loro PIL.

Il “sifone” finanziario secondo gli osservatori  è ancorato nel valore delle monete emesse dalle banche centrali. Ciò rende più conveniente alle nazioni ricche restituire i debiti poiché hanno un controllo sul valore dei soldi. Questo consente agli Stati Uniti e ai G7 di accaparrarsi prima un valore alto per i propri soldi, poi i prestiti più grandi e più convenienti e infine tutto ciò che si può comprare sul mercato internazionale con questi.

Il G7 “Controllando le valute, le regole, e le istituzioni al centro della finanza globale, si assicurano una posizione di creditori che incanala un profitto dal resto del mondo, aggravando le disuguaglianze nel mondo. Questo dimostra che le disuguaglianze non sono corrette dalle forze del mercato. Sono sostenute da gerarchie radicate nella finanza, nel commercio e nel potere valutario.” WIL – world inequality report 2026.

I BOND, i titoli di debito venduti dai governi centrali Americano ed Europei, sono il “pane” prezioso che disegna questo vantaggio.

Per avere 40 euro in tasca in Nigeria si deve lavorare un mese. Immaginate quanto potrebbe comprare la banca centrale Nigeriana rispetto a quella Europea? I rendimenti dei bond statali dimostrano quanto sia dispari l’accesso al credito.

Fonte: UN Trade and Development (UNCTAD).  Creative Commons Attribution 3.0 IGO
Rendimento dei titoli del Tesoro decennali: Sud e Nord Globali, percentuale, medie 2015-2025.

Per esempio, ai prezzi di gennaio 2026, se la Svezia chiede un prestito di 100 dollari una volta restituiti dovrà 2,68$ di rendimento, il Canada 3,4$; Italia 3,4$, il Giappone 2,25$, la Svizzera solo 27 centesimi su 100 prestati.

Al contrario su 100$ in prestito la  Turchia deve restituirne in più 30$; La Nigeria 16,8$, Egitto 19,9$, Ucraina 9,3$

E’ evidente che il peso del Dollaro americano e le partecipazioni dei G7 all’IMF sono sproporzionati rispetto al contributo del sud all’economia mondiale. Ciò rende molto difficile ai paesi emergenti uscire dalla povertà.

Da virtù a privilegio.

Dopo la  seconda guerra mondiale fu inevitabile usare il dollaro come riferimento comune per facilitare gli  scambi. 

La sua diffusione nel commercio mondiale impostò però un vantaggio strutturale degli USA, sia in quanto può comprare sia in quanti soldi può permettersi di restituire finanziandosi a debito.

Di fatto il mondo usa una moneta americana per fare la spesa ma il valore dei portafogli delle varie nazioni dipende molto da scelte fatte a Washington.

Quanto valgono i soldi?

Non esiste un valore reale dietro ad un Dollaro americano, a un Won coreano o a una Naira nigeriana

Il valore è strumentale: quanto ti interessa averle nel tuo portafoglio? cosa ci puoi comprare e dove? cambia quanto ci posso comprare nel tempo? Che tipo di economia c’è dietro ad una moneta?

Nel caso del dollaro americano queste domande hanno tutte risposte positive.

Si prevede che l’economia americana abbia grandi capacità produttive e che i clienti americani possono fare grandi spese.

Tra un anno con un dollaro ci potrò comprare le stesse cose dell’anno scorso, circa.

Potrei comprare macchinari, cereali oppure un abbonamento di internet satellitare negli Stati Uniti. 

E se volessi comprare dei tessuti pakistani, dei computer coreani, del ferro cinese o del diesel iracheno potrei andare a fare spesa in maniera veloce e prevedibile usando dei dollari.

Poichè scambiarsi dollari è più desiderabile, ma sopratutto perchè si può farlo velocemente e e in maniera certificata tramite una infrastruttura americana, lo SWIFT, Il più grande e diffuso circuito interbancario.

Russia e Iran vennero banditi dal circuito come sanzione economica internazionale.

Come indica Richter su Statista, sul circuito SWIFT  nessuna valuta si avvicina per quantità di transazioni al dollaro americano. Nel 2024 quasi il 50% delle transazioni totali su SWIFT sono eseguite  in dollari, ed escludono i pagamenti intereuropei, la quota sale al 60%.

Questo grafico mostra la composizione valutaria dei pagamenti elaborati su SWIFT, via STATISTA,

per gestire il valore dei soldi le politiche monetarie nazionali possono: 

  1. ancorare la valuta sotto al dollaro o alla nazione che fa più spesa da loro, seguendo la “scia” dell’economia del cliente più importante, assecondando le compravendite americane o dei G7. Sono però i primi a subire l’impatto raddoppiato di una crisi dell’economia americana.
  1. impreziosire le proprie monete. Come nel caso delle sterline britanniche, franchi svizzeri o l’euro. Questo ci permette di comprare tanto sul mercato internazionale, guadagnando bene su produzioni complesse ma pochissimo su prodotti primari. Ciò spinge le nazioni ricche a investire su settori produttivi altamente qualificati, rinunciando all’agricoltura e alla manifattura pesante, compromettendo l’occupazione nei paesi ricchi. 
  2. Svalutando o stracciando il valore della propria moneta, rendendo molto difficile fare spesa ma estremamente facile vendere prodotti sia semplici che complessi. E’ il caso della maggior parte dei paesi BRICS. Ciò innesca però una feroce competizione al ribasso per garantirsi il massimo incasso disponibile. Con gravi effetti sulle condizioni di lavoro, i salari e i diritti dei cittadini. Lo sfruttamento delle risorse naturali in queste nazioni è disastroso.

Banconote Rial Iraniani. Foto di Amir Ghoorchiani via Pexels. Al ritiro degli USA dall’accordo sul nucleare iraniano, 1 dollaro USA si cambiava con circa 40 mila IRR. Un mese prima dell’attacco congiunto di USA e Israele il dinar iraniano era schizzato a oltre 700 mila per 1$. Il dinar iraniano è ora la moneta più svalutata al mondo, oltre 1,2 milioni di dinar per 1 $.

Il dollaro americano ha un alto valore ed è la moneta più scambiata al mondo perciò tutte le banche centrali ne tengono in riserva, non solo per usarli negli scambi ma come garanzia sull’affidabilità finanziaria, come se fossero  lingotti d’oro in cassaforte.

Con la globalizzazione le banche centrali nel mondo trovarono utile usare come riferimento il Dollaro, ben diffuso e con previsioni stabili sul suo valore futuro. Per organizzare ciò gli accordi internazionali bancari (Basilea) adottarono la diffusione del dollaro e i titoli finanziari annessi per facilitare gli scambi e prestiti nel mondo.

Dal 2002 l’adozione dell’Euro come moneta unica rese anche il debito europeo attraente, garantendoci un vantaggio che era esclusivo del Dollaro americano e di poche altre monete.

Inoltre l’alta domanda di queste monete è rinforzata dalle clausole delle riserve nelle banche centrali mondiali.

La crisi americana del 2009 spinse le varie banche a formulare un concordato interbancario (Basilea III) per proteggere meglio l’economia mondiale dalle inevitabili crisi future.

Quartier-Generale della BIS a Basilea. Taxiarchos228, FAL, via Wikimedia Commons.

Gli accordi furono redatte dalla BIS – istituto bancario per le  dispute finanziarie internazionali, con sede in Svizzera a Basilea.

Tra le regole delgli accordi vi fu anche di creare casseforti più solide per gestire meglio le crisi finanziarie future. Gli accordi di Basilea impongono alle banche centrali di mettere da parte asset sicuri e di valore anche nei momenti di crescita,  ovvero dollari, euro e  lingotti d’oro.

Radom1967, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
NAZIONI BRICS, membri: Blu, Partner: azzurro, Candidati: verde.

Pertanto le banche centrali dei BRICS sono costretti e mettersi in cassaforte dollari ed euro, come garanzia a fronte dei prestiti rischiosi ottenuti. Ciò rinforza l’alta domanda e il valore di queste monete, mantenendole preziose senza ulteriore obblighi o rischi.

Un altro collo di bottiglia della ricchezza globale sono le note agenzie di Rating: i “periti” pagati dalle banche per esaminare le capacità degli stati sovrani di restituire indietro i soldi promessi.

Szmenderowiecki, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons. Paesi secondo il rating sovrano a lungo termine di Standard & Poor’s, Legenda:

Standard and Poor’s (S&P) Moody’s e Fitch Ratings, controllano il 90% delle perizie totali. Un “mercato molto concentrato” con sedi operative negli USA, che secondo gli osservatori  tende a premiare la percezione di sicurezza nelle economie ricche e confermare il rischio nell’investire nelle nazioni povere, assicurando prestiti costosi.

Il WIL indica le aree in cui si dovrebbe intervenire.

Ancorare i tassi di cambio tra le monete avvicinandolo agli indici di parità del potere d’acquisto (PPP, un indice del costo della vita rispetto a un paniere di beni primari).

Rimpiazzare le valute forti con un uso più massiccio dei diritti speciali di prelievo (SDR, strumento valutario legato alle riserve dei soci  dell’ IMF).

La creazione di una valuta globale con un unico centro di debito e credito annullando le divisioni in forti e piccoli.

L’imposizione di una tassa correttiva sui rendimenti degli asset netti più bassi (i rendimenti sui titoli di debito statali considerati altamente affidabili). Ciò renderebbe più costoso ai G7 finanziarsi e come conseguenza  più attraente l’investimento in nazioni emergenti.

Tutto ciò potrebbe dare più respiro alle economie nel mondo, aprendo la possibilità di investire localmente nella società.

Ciò richiederebbe una demolizione delle gerarchie di potere del mondo, USA e Europa in primis ma lo scenario internazionale dimostra che lo scontro per gli spazi nel mondo è già iniziato.

L’ assemblea dell’ONU non può imporre riforme vincolanti perciò i vari paesi si muovono da soli nel tentativo di costruire il terreno di cooperazione più ampio possibile.

L’unione africana ha dichiarato a inizio 2026 cdi volersi dotare di un’Agenzia  di rating africana, per valutare il credito del  40% dei governi africani ed il 90% delle aziende e degli enti locali non valutati dalle tre agenzie dominanti.

Reserve Bank of Zimbabwe, Public domain, via Wikimedia Commons
Il dritto della banconota da 100 trilioni di dollari dello Zimbabwe del 2008. al momento della sua emissione valeva una decina di dollari americani.

L’agenzia africana di rating potrebbe proprio rivalutare l’economia del continente integrando dati sulle sue imprese e istituti pubblici.

Potrebbe pertanto fare da contrappeso alle agenzie di rating americane che stimano alti rischi su  dati dell’economia africana scarsi, talvolta ignorandoli quando disponibili.

Il presidente del Kenya William Ruto, sostiene come necessaria una riforma della finanza internazionale e dei contrappesi istituzionali all’ONU, sopratutto al consiglio di sicurezza.

A parigi nel 2023, William Ruto spiegò che le risorse non dovrebbero essere controllate né dalla Banca Mondiale né dal Fondo Monetario Internazionale e disse:

L’Africa non vuole niente gratis. Ma abbiamo bisogno di un nuovo modello finanziario in cui il potere non sia nelle mani di pochi.

Nel novembre 2025 a Doha, il presidente del Kenya William Ruto disse che in varie zone dell’africa e Asia centrale “la fame è in aumento, la crescita rallenta e la vulnerabilità si aggrava. I sistemi sanitari e educativi sono sotto pressione e il deficit energetico limita le opportunità”.

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Ama Ndlovu explores the connections of culture, ecology, and imagination.

Her work combines ancestral knowledge with visions of the planetary future, examining how Black perspectives can transform how we see our world and what lies ahead.